27) Marcuse. Il proletariato.
Contro la pretesa di razionalit del reale Marx oppose il
proletariato. Esso  estromesso da tutto ci che Hegel considera
essenza dell'uomo, dalla propriet all'esercizio dello spirito
assoluto: ma se nel proletariato l'umano si perde, tutta la
societ ne  condizionata. La razionalizzazione  compito storico,
sociale.
H. Marcuse, Ragione e rivoluzione (pagine 365-369).

 La verit, sosteneva Hegel,  un insieme che deve essere presente
in ogni singolo elemento, cos che se un elemento o un fatto
materiale non pu essere messo in relazione con il processo della
ragione, la verit dell'insieme  distrutta. Marx asser che un
tale elemento c'era: il proletariato. L'esistenza del proletariato
contraddice la pretesa realt della ragione, poich ci presenta
un'intera classe che d prova proprio della negazione della
ragione. Il destino del proletariato non  la realizzazione delle
potenzialit umane, ma il contrario. Se la propriet costituisce
il primo elemento proprio di una persona libera, il proletario non
 n una persona, n libero, poich non gode di alcuna propriet.
Se l'esercizio dello spirito assoluto - l'arte, la religione e la
filosofia - costituisce l'essenza dell'uomo, il proletario  per
sempre tagliato fuori dalla sua essenza, poich la sua esistenza
non gli concede alcun tempo per dedicarsi a queste attivit.
L'esistenza del proletariato, inoltre, rende irrazionale non solo
la societ razionale della Filosofia del Diritto di Hegel, ma
tutta la societ borghese. Il proletariato ha origine nel processo
del lavoro ed  l'effettivo esecutore o soggetto del lavoro in
tale societ. Il lavoro, tuttavia, come dimostr lo stesso Hegel,
determina la essenza dell'uomo e la forma sociale assunta da tale
essenza. Se, dunque, l'esistenza del proletariato testimonia il
totale perdersi dell'uomo e tale perdersi  il risultato della
forma di lavoro su cui  basata la societ civile, la societ 
viziata nella sua totalit e il proletariato esprime una totale
negativit: la sofferenza universale e l'ingiustizia
universale. La realt della ragione, del diritto e della libert
diviene dunque realt della falsit, dell'ingiustizia e della
schiavit..
 L'esistenza del proletariato fornisce una testimonianza vivente
del fatto che la verit non  stata realizzata. Proprio la storia
e la realt sociale negano dunque la filosofia. La critica della
societ non pu essere attuata dalla filosofia, ma diviene il
compito dell'azione sociale e storica.
H. Marcuse, Ragione e rivoluzione, Il Mulino, Bologna, 1966,
pagine 295-296.
